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Monday, 2 November 2015

Meno dodici

Queste ultime settimane corrono sempre più veloci.

Salutare gli amici per l'ultima volta, andare in piscina per l'ultima volta, guardare il tramonto per l'ultima volta, mangiare mango per l'ultima volta, cenare alle 6.30 per l'ultima volta.

Sistemo cose in giro per la casa, a volte mi ritrovo a compiere gesti senza alcun senso logico, ma giusto per il gusto di "sistemare", presa come sono dall'ansia da partenza.
I traslocatori arriveranno solo dopo che me ne sarò andata e la cosa non mi tranquillizza per nulla. Ci sarà Lui a sovrintendere ... e questo mi lascia ancor meno tranquilla!

Friday, 19 September 2014

Come sabbia tra le dita


Ci scappa quando vorremmo assaporarlo lentamente, ed è inesorabilmente lento quando vorremmo ci portasse subito a destinazione.
Il tempo non è mai lo stesso. Il mio non è il tuo, e il mio di oggi non è lo stesso di ieri né sarà uguale a quello di domani. Un rapporto controverso, di odio e amore, che in genere cambia in occasione di eventi importanti della vita, come la nascita di un figlio, il lavoro, problemi di salute, un trasferimento. E non puoi farci niente, puoi solo imparare a gestirlo.

Un espatrio ti porta a confrontarti, tra le altre cose, anche con il tempo, e a trovare con esso un nuovo inedito rapporto. Prima l’ansiosa attesa del fatidico giorno. E poi nuovi ritmi, nuove albe e nuovi tramonti.
Le giornate hanno una durata diversa da questa parte del mondo.
Dodici ore scarse di luce al giorno praticamente per 365 giorni l’anno non sono così tante, soprattutto se calcoli che uffici, esercizi e attività pubblici chiudono tra le 4 e le 5 del pomeriggio.
Anche questo è stato il mio shock culturale. Mettere a letto i bambini alle 7 di sera, farli cenare spesso da soli, e considerare chiusa la giornata alle 10. Faccio fatica a condividere certe abitudini, anche se so che per integrarsi conviene sforzarsi, prima o poi.

Wednesday, 30 July 2014

T'amo, non t'amo, t'amo


Sono tornata al cinema all’aperto (Deckchair Cinema), a vedere un film-documentario italiano: “ITALY love it or leave it” (trad. “ITALIA o la ami o la lasci”).
Ne avevo letto qualcosa on-line tempo fa e da allora quel titolo mi puntava addosso come un dito accusatore, perché io quell’Italia l’ho lasciata, nove mesi e mezzo fa.
Così appena ne ho avuto l’occasione sono andata a vederlo.

Il film, di Gustav Hofer e Luca Ragazzi, è un viaggio attraverso l’Italia, tra le sue bellezze e le sue brutture, alla ricerca dei motivi per lasciarla e dei motivi per amarla.
La forma di documentario la rende una pellicola veloce e molto piacevole da seguire, per nulla scontata dai tratti moderni e accattivanti.

Wednesday, 16 July 2014

Se partire è un po’ morire… tornare sarà un po’ come rinascere?

Sono tornata.
Questo tempo è volato, come per ogni vacanza. Ma questa era ancora più ricca di aspettative, cose da fare, luoghi da vedere e persone da riabbracciare.
Siamo stati in Italia. Per la prima volta dopo esserci trasferiti a Darwin.

 
Incontrare vecchi amici per strada e raccontare una nuova vita, finisci per dire sempre le stesse cose, le ripeti talmente tante volte che arrivi a chiederti se esista veramente una nuova vita.

Wednesday, 18 June 2014

Le persone non fanno i viaggi, sono i viaggi che fanno le persone. (cit.)

 
Vi abbandono per un po’. Ce ne andiamo in vacanza.

In questo periodo di pausa rivedrò alcuni dei miei lettori più affezionati e amici, quelli tra i più preziosi.
Gli altri saranno debitamente aggiornati al mio ritorno. Anche se temo che non riuscirò a star senza scrivere per troppo tempo.
Ho in mente grandi cambiamenti per il mio blog e sento che questa vacanza sarà un’unica grande ispirazione. Non sto nella pelle. Sia per la vacanza che per le novità che ho in mente.
 

Thursday, 17 April 2014

Quello che più mi manca

Non mi piacciono le definizioni categoriche, né sugli altri né su di me, ma se mi dicono che sono “una-che-non-si-accontenta-mai” hanno ragione.
Quando desidero qualcosa faccio fatica a non pensarci ardentemente e tantomeno ad arrendermi se inizialmente il mio desiderio non si avvera. E fortuna, o sfortuna dipende dai punti di vista, ha voluto che trovassi un altro come me. E nella nostra vita insieme questa è una delle rarissime cose in comune che abbiamo, ma rende tutto più semplice.

La situazione lavorativa in Italia negli ultimi anni è quella che è (non voglio infierire oltre), al tempo la precarietà stava per bussare anche alle nostre porte e la nostra famiglia aveva un gran bisogno di una sferzata di vita.
Così quando è capitata un’occasione come quella di prendere e partire per l’Australia, ci abbiamo creduto. Certo, il merito non è sicuramente mio ma del “cervello in fuga” che mi accompagna, anche se mi piace credere a quella frase famosa che dice che dietro ad ogni grande uomo c’è sempre una grande donna!
Una decisione ponderata e valutata in ogni suo aspetto, ma sembrava fin dall’inizio che tutto ci portasse a prendere quell’aereo. Nostro figlio aveva quattro anni, l’età giusta per non subire troppo il trauma del distacco dagli affetti e noi, in fondo, avevamo sempre sognato di poter vivere un’esperienza all’estero. Certo, l’Australia non è l’Inghilterra ma nessun paese è poi così lontano nell’era di internet.